+RESURREZIONE

Domenica 23 Novembre 1980, ore 19.35…
… e poi sono tanti,
ahimè!
Infiniti,
gli affetti,
le gioie,
i sogni infranti,
spezzati,
i pudori violati,
rubati in un attimo,
in fretta travolti
dalla furia dell’onda,
di una cieca natura,
matrigna e devastatrice
…certo, non solo da essa!

Gli stessi,
andati,
perduti,
confusi,
dispersi,
nel buio del nulla,
sottratti allo sguardo…
per sempre?

2. Riemerge…improvviso,
dal cuore,
più puro,
lacerato,
innocente,
il sorriso di un volto raggiante,
di luce,
tal memoria ferita,
lontana;
una lacrima,
un palpito,
un amore
mai sentito,
ad oggi,
distante.

3. Ascolta!
L’antico,
sconfinato,
inconsolabile,
materno lamento…
dolore acerbo di Rachele,
che cala,
giù lento,
nella Valle del pianto,
urlo straziante,
pungente,
sospinto in Rama,
d’intorno nell’ombra,
qual’eco,
dal vento.

4. Così,
ineluttabile,
furenea,
tiranna,
si tesse sulla trama,
la tela dei ricordi traditi,
mai sbiaditi,
ingialliti o inghiottiti
nell’ordito veloce,
deciso,
del signore del tempo…

Lo stesso
trattenuto,
compresso,
in servigio,
nel turbinio perverso,
di un mortale silenzio.

5. In un lampo,
d’angoscia,
fuor da ogni ordine posto,
ancora una volta…
ogni cosa è sconvolta,
soffocata e distrutta,
compromessa,
irrimediabilmente perduta,
perdente,
scossa,
di vergogna confusa,
tradita,
nella gelida orda,
sorda e assassina.

6. Adesso…come allora,
… sospesi tra la terra e il cielo,
tra polvere grassa,
si lorda,
asfissiante,
l’aria corrotta,
arsa;
un acerbo non senso,
di morte,
cattura ogni cosa d’intorno,
una coltre omicida,
grigia,
sfiora noi tutti…
ancora oggi impietriti,
graffiante,
sul viso;
di carezza maligna,
cruda,
travolge e avvelena,
quel sussulto sottile,
gentile,
in germe,
alla vita nascente,
che tenace,
ostinata,
nè ora nè mai,
pur ferita,
a pezzi,
palpitante allo stremo,
nell’intimo,
in bilico,
barcollante,
s’arrende…
“Sono vivo! Sono Io… grazie mio Dio!”

7. Ignava e beffarda,
ambigua,
correa all’immane dolore,
in cielo,
pavida luna,
orgogliosa,
pur distante,
distratta… lontana,
ancora dì: “che farai?”

8. Pur resterai,
d’innaturale rossore sorpresa,
rivestita,
in lutto bugiardo celata,
pervertita,
aliena,
coi senza scrupoli amica,
muta?
Certo tu sei altro,
sei forte,
nella tenebra chiusa,
di pallore circonfusa,
allo strazio sottratta,
soffusa,
divisa,
astante al sicuro,
straniera,
impassibile,
timida ai pianti
senza più lacrime… in questa interminabile,
infinita,
notte di terrore e lamenti.
Ecco… è il risveglio!

9. Già… si scorge,
sul filo sottile,
di un tardivo “Fate Presto”
tra cumuli di rovine,
di vite neglette,
lacerate,
orbate,
sì,
irrimediabilmente distrutte,
furtivamente spezzate,
soffocate sì,
mai cancellate,
di pietre e fango e
lacrime e sangue,
malamente impastate,
nitida,
altera,
all’orizzonte della coscienza infelice del mondo,
del crudele nimica,
vendicatrice,
la nuova alba radiosa,
splendente tenera madre,
ai poveri amica,
del giusto spirito vindìce,
aurora sincera,
vivace,
di chiarore all’oracolo antico:
O morte sarò la tua morte…
...Inferno sarò la tua rovina!”

10. Il sole,
finalmente,
ecco,
già sorge,
di rinnovellata Pasqua,
radiosa di vita,
del Crocefisso,
da morte… “Resuscitato”;
è il Cristo Signore,
per Lui,
noi miseri…tutti,
prostrati,
umiliati,
a più benigna,
caparra di natura,
ricreati,
rinati,
a Lui uniti,
similmente ritrovati,
nella vita e nella morte pur straziati,
solidali,
sì, benedetti per sempre…

11. E’ l’Atteso!
Rabbì tradito,
Giudice giudicato,
dal riscatto glorioso nel pugno,
di seconda venuta,
or potente,
con tono imperioso,
dicente:
” Pace ai Morti,
vigore novello agli scampati,
feriti,
redivivi,
rinati…
Guai a voi…
profanatori famelici della morte e della vita!”
Alle Vittime, nella preghiera,
il nostro perpetuo, inconsutile ricordo…
“E’ tempo di Esodo…
fino a quando
non spunterà
l’alba nuova della RESURREZIONE.” Amen Alleluia!

“Io so che il mio Redentore è vivo
e che,
ultimo,
si ergerà sulla polvere… (Giobbe)”

Ettore Salvatore Di Benedetto




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