H come “Hēméra”

Risulta complicato trovare nel vocabolario italiano una parola che inizi con la lettera H e che abbia a che fare con la fede. Perciò ne prendo una in prestito dal vocabolario greco. La scelta in questa lingua è piuttosto ampia, ma non ho indugiato troppo a scegliere Hēméra, che tradotto significa giorno e -precisamente- la parte luminosa della giornata.

Questo termine attraversa la Scrittura dal primo all’ultimo libro. Per esempio in Genesi 1,5 leggiamo: «Dio chiamò la luce giorno» e in Apocalisse 21,25: «Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte». La nostra parola è come una corda tesa tra Antico e Nuovo Testamento, tra promessa e compimento, tra annuncio e avvenimento.

Questa affermazione diventa ancora più interessante se consideriamo che per noi la normale unità di misura del tempo è il giorno. Ieri, oggi, domani. Espressioni come “buon giorno”, “oggi non è giornata” oppure “oggi è proprio una bella giornata” e tante altre simili scandiscono le nostre conversazioni. Essendo l’unità di misura basilare, dovremo imparare a vedere in ogni singola giornata il filo che li lega e li conduce verso il loro compimento in Dio. Così troviamo scritto nel Salterio: «Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio» (Sal 90,12). Contando i nostri giorni, uno ad uno, senza saltarne nessuno, essendo attenti ad ogni momento, ad ogni situazione e ad ogni incontro, giungeremo alla sapienza del cuore, saremo in grado di trovare il gusto nascosto in ogni cosa. Anche in quelle disgustose. C’è un filo che orienta tutto verso il Signore. È questo che da senso al nostro tempo, a quello bello come a quello non tanto bello.

È importante vivere ogni giorno con tutto ciò che ci porta di gioia e di pensieri. Ma senza affanno. Per quanto ci è possibile dobbiamo “occuparci” delle cose e non “preoccuparci” di esse. «Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena» (Mt 6,34).

Noi viviamo, nelle nostre giornate, l’alternarsi della luce e del buio: la sera, la notte, l’alba. Ma siamo in cammino verso il grande giorno, il giorno che non tramonta perché a illuminarlo sarà la luce eterna e gioiosa di Gesù: «La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello» (Ap 21. 23).

A proposito di giorno, è curiosa la personificazione che ne fa san Pietro: «Il giorno del Signore verrà come un ladro». Espressione tanto curiosa quanto consolante perché un ladro quando entra in una casa prende solo ciò che ha valore, le cose più preziose. Del resto non se ne importa. Il giorno del Signore sarà così, verrà e prenderà dal nostro cuore solo le cose belle, tralasciando tutto il resto. Questa certezza ci fa avanzare verso “il giorno del Signore” non con paura ma con fiducia e speranza, addirittura desiderando giunga al più presto. Di più, ci è data la possibilità di ricevere la visita del Signore in ogni momento perché «Dio è fedele ogni giorno» (Sal 52,3).

p. Jonathan

Un commento su “H come “Hēméra””

  1. …che ogni OGGI, sia il GIORNO BUONO, GIORNO LUMINOSO,

    dove tutto è chiaro e non avremo paura
    d’inciampare

    “Ogni giornata è una piccola vita, ogni risveglio una piccola nascita, ogni nuova mattina è una piccola giovinezza. Ogni giorno non può essere buono, ma c’è qualcosa di buono in tutti i giorni.”

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