«Gesù si manifestò di nuovo»

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«Gesù si manifestò di nuovo»(Gv 21,1). Il Signore si rende sempre presente nella nostra vita, possiamo incontrarci con lui in ogni momento e in ogni luogo. Il vangelo di questa domenica ci ricorda proprio questo.

Pietro, che era stato tra i primi ad essere chiamati da Gesù, dopo che aveva camminato insieme a lui e dopo aver visto i prodigi che il Maestro compiva, dopo avere attraversato il duro momento della morte atroce di colui che aveva riconosciuto come il Messia, decide di tornare indietro, o meglio, di andare all’origine della sua chiamata, al luogo del primo incontro con Gesù, torna alla sua quotidianità: «io vado a pescare». E lì, mentre svolge il suo mestiere, inaspettatamente incontra di nuovo il Maestro. E questo incontro porta una luce nuova sulla vita di Pietro, la presenza velata di Gesù rende piena la “banalità” della sua quotidianità.

Questo passo del vangelo ci porta a considerare che ci sono dei “tempi” nella vita spirituale, nella vita da discepoli. C’è il tempo in cui sentiamo forte la presenza del Signore, c’è il tempo dello slancio missionario, ma c’è anche il tempo in cui il Signore è come assente. Quest’ultimo è il tempo in cui si deve fare lo sforzo umile di riconoscerlo nella semplicità del nostro lavoro quotidiano. Anche se pure a noi capiterà qualche volta di «non prendere nulla».

Ci sentiremo bisognosi, ma è proprio nel nostro sentirci bisognosi che il Signore ci viene incontro. Pure lui bisognoso. Come fanno gli innamorati che avvertono la mancanza l’uno dell’altro. Gesù chiede ai discepoli «Non avete nulla da mangiare?» esprimendo così il desiderio di stare insieme ai suoi amici. Solo l’umile accettazione della nostra mancanza di qualcosa di essenziale può portarci alla conoscenza dell’abbondanza dell’amore di Dio: «non riuscivano a tirare su le reti». Così la mancanza si trasforma in desiderio e dobbiamo imparare a cogliere nella noia delle nostre giornate lo stimolo a cercare qualcosa di più grande. Non dobbiamo ignorare questo desiderio, dobbiamo piuttosto indirizzarlo verso Gesù che è l’unico che può appagarlo.

Facciamo anche noi come Pietro, torniamo alla nostra quotidianità e lì troveremo il Signore risorto desideroso di intrattenersi con noi in un dialogo silenzioso e discreto ma che dona speranza e gioia alle nostre giornate.

Jonathan

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